Rassegna dei musei militari italiani e stranieri, delle caserme e dei fatti storici di particolare rilievo
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STORIA DEL CORPO DELLE CAPITANERIE DI PORTO

Il 20 luglio 1865 Vittorio Emanuele II, a Palazzo Pitti – nella Firenze capitale d’Italia – firma, su proposta dell’allora ministro della Marina, il Regio Decreto n°2438 che istituisce il Corpo delle Capitanerie di Porto del Regno d’Italia.

L’articolo 1 recita : “Il Corpo degli Ufficiali dello Stato Maggiore dei Porti e quello degli Impiegati dell’Amministrazione della Marina mercantile sono soppressi. Per il Servizio amministrativo e tecnico della Marina mercantile viene invece istituito un nuovo Corpo d’Impiegati Civili con la denominazione di Corpo delle Capitanerie di Porto, dipendente dal Ministero della Marina”.

Il nuovo Corpo assume quindi i compiti svolti in precedenza da un organo militare – comando e direzione dei servizi tecnici e polizia dei porti – ed uno civile – servizi amministrativi periferici della Marina mercantile e sanità marittima.

Nel 1877 , il Parlamento decide di apportare i primi aggiornamenti normativi al Codice della Marina, affidando al Corpo delle Capitanerie di Porto attribuzioni di carattere giudiziario relativamente a controversie, stipulazione di contratti e incidenti in ambito portuale e marittimo e compiti prettamente militari quali la formazione del contingente di leva marittima e l’arruolamento di giovani idonei a prestare servizio militare nella Regia Marina.

Nel 1885, per snellire l’amministrazione della Marina mercantile, gravata da un grosso incremento delle attività portuali e del traffico commerciale – in questi anni prende piede l’elica come principale mezzo di propulsione – e sempre più compressa in quella della Marina Militare, viene data vita giuridica al Consiglio superiore della Marina mercantile che non produce, però, i risultati sperati, portando nel 1910 all’istituzione dell’Ispettorato del Corpo delle Capitanerie e nel 1915 all’istituzione del Ministero dei Trasporti marittimi e ferroviari.

Al primo, con dipendenza dal Ministero dei Trasporti, vengono assegnati specifici compiti di vigilanza, coordinamento e controllo sui Comandi e sugli Uffici di Porto, mentre il secondo è investito della direzione generale della Marina mercantile.

Nel 1915, alla vigilia della Grande Guerra, il lavoro svolto dal personale delle Capitanerie viene riconosciuto come compiuto “sotto Insegne” e dal 3 febbraio 1918, in segno di alto riconoscimento per l’opera svolta in soccorso dell’Esercito serbo il Corpo si può fregiare delle stellette militari.

Nel 1919, con Regio decreto-legge n°2349 del 27 novembre, la militarizzazione delle Capitanerie diviene definitiva e dal 1923 sono a tutti gli effetti un Corpo della Regia Marina con dipendenza dal Ministero della Marina mercantile per quanto riguarda le sue funzioni e dal Ministero della Marina Militare in materia di stato giuridico, di reclutamento, di disciplina e di progressione nei gradi.

Il nuovo “Ordinamento della Regia Marina” del 1926 definisce in maniera dettagliata le funzioni delle Capitanerie, assegnando loro una serie di delicate mansioni amministrative, tecniche, giurisdizionali e militari, quali la gestione delle attività portuali e della gente di mare, il controllo dell’idoneità delle unità mercantili, la polizia marittima, la leva e la difesa costiera.

L’11 dicembre 1938, con Regio decreto-legge n° 1902, prende vita il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, in sostituzione dell’Ispettorato generale, con compiti prettamente militari e retto da un Ammiraglio di squadra al quale sono attribuite sia l’amministrazione del personale e l’organizzazione interna, che le competenze sui servizi inerenti la gente di mare, il naviglio mercantile e i porti commerciali, i cui compiti specifici sono definiti attraverso il Regio Decreto n°194 del 1940.

L’8 settembre del 1943 anche le Capitanerie , come tutto il paese, si trovano in un periodo di sbandamento politico militare che termina solamente nell’aprile del 1945.

Le Capitanerie si spezzano, dunque, in due tronconi, uno con un Comando Generale al nord, all’interno della neo costituita Repubblica Sociale, con sede dapprima a Verona, quindi a Milano e l’altro al Sud che collabora efficacemente con le forze alleate.

Si deve attendere la caduta della monarchia e la formazione del nuovo, provvisorio, governo repubblicano, perché, richiamandosi al Regio decreto legge del 1938, vengano restaurati il Ministero della Marina mercantile ed il Comando Generale delle Capitanerie, nel luglio del 1946.

Il Comando Generale, con duplice dipendenza dai Ministeri della Marina mercantile e della Difesa-Marina, circa due anni dopo, nel 1948, torna ufficialmente ad essere denominato “Ispettorato generale”, con a capo l’ufficiale generale più elevato in grado o il più anziano del Corpo in servizio permanente effettivo.

Nel maggio del 1964, all’interno di un organico riassetto dell’Amministrazione centrale del Ministero della Marina mercantile, viene riaffermata l’indispensabile funzione dell’Ispettorato generale, quale organo di collegamento tra la Marina Militare e quella commerciale, nonché di coordinatore di tutte le attività collegate ai porti, al demanio marittimo, alle industrie e ai traffici del litorale.

L’anno successivo le Capitanerie di Porto festeggiano il loro 100° compleanno. Dopo un secolo di storia, l’organo istituzionale preposto al controllo dei porti e delle attività marittime, nonché alla difesa delle coste nazionali, riesce a trovare una collocazione definitiva pur essendo lontano dal divenire la struttura tecnico-amministrativo-operativa che è oggi.

Un grosso passo avanti si ha nel 1966 con l’iscrizione dei mezzi navali destinati alle Capitanerie di Porto nel Ruolo Speciale del Naviglio Militare dello Stato, Corpo Capitanerie di Porto. Tradotto ciò significa per il Corpo avere dei mezzi propri.

E’ molto importante, nella storia del Corpo, l’anno 1982, con la legge sulla difesa del mare – 31 dicembre 1982 – che affida al Ministero della Marina mercantile ed alle Capitanerie un’ampia competenza di controllo sulle attività commerciali marittime nell’ottica di tutelare l’ambiente marino, consentendo a queste ultime di dotarsi di 6 centri operativi secondari dislocati sul territorio nazionale, facenti capo ad un centro di coordinamento presso l’Ispettorato generale.

La legge dell’82 permette un grosso incremento di mezzi navali, con caratteristiche di maneggevolezza e velocità, in forza al Corpo, nonché l’acquisizione di mezzi aerei, riuniti poi nel primo Nucleo aereo, a Sarzana, verso la fine degli anni ottanta.

Questo è il preludio ad un provvedimento legislativo, più precisamente il Decreto 8 giugno 1989 concertato tra il Ministro della Marina mercantile e quello della Difesa, che segna uno dei punti fondamentali della storia delle Capitanerie di Porto e cioè la costituzione della Guardia Costiera.

L’articolo 1 del Decreto recita: “I reparti del Corpo delle capitanerie di porto svolgenti compiti tecnico operativi in materia di assistenza, di sicurezza della navigazione, di soccorso, di polizia marittima e demaniale, nonché di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e della repressione degli inquinamenti, sulle acque marittime interne, sul mare territoriale e sulle aree marine soggette alla giurisdizione dello Stato in base alla normativa internazionale, costituiscono, ai fini del loro impiego coordinato, la Guardia costiera, articolazione del Corpo delle capitanerie di porto, alle dirette dipendenze organiche e operative dell’Ispettorato generale del Corpo stesso”.

Con questo provvedimento si mette in evidenza la sostanziale trasformazione che il Corpo ha subito a partire dagli anni sessanta, passando da un’ organizzazione prettamente amministrativa ad una tecnico operativa.

Questo ruolo gli è ulteriormente riconosciuto nel 1994 con la legge del 28 gennaio n° 84 e con il DPR del 28 settembre n°662.

La prima, istituendo le Autorità portuali nei maggiori porti italiani, assegna loro la gestione commerciale - amministrativa delle attività portuali, lasciando alle Capitanerie la supervisione in materia di sicurezza delle operazioni all’interno del porto; inoltre viene ricostituito, come prima della seconda guerra mondiale, il Comando Generale del Corpo, presso l’ex Ministero della Marina mercantile, tramutato in Ministero dei Trasporti e della Navigazione.

La seconda da attuazione alla Convenzione di Amburgo del 1979, affidando alla Guardia Costiera il coordinamento e la gestione della ricerca e soccorso in mare. Il DPR n°662 istituisce presso il Comando Generale il Centro di coordinamento nazionale per il SAR (search and rescue) nazionale e presso le 13 Direzioni marittime i Centri di coordinamento secondari.

Dal 1° giugno 1996 entra in funzione, in applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 maggio, il Cospas Sarsat – struttura della Protezione Civile gestita dalle Capitanerie di Porto – ovvero un sistema satellitare per la rilevazione e localizzazione di messaggi di emergenza da parte di unità terrestri, navali o aeree.

Il sistema, tuttora in funzione, fa capo alla Centrale Operativa del Comando Generale.

Sempre nel 1996, con legge del 23 dicembre n°647, il Comando Generale del Corpo assume le competenze in materia di sicurezza della navigazione. Nasce, a seguito di ciò, la Direzione dei Servizi di Sicurezza della Navigazione, successivamente ricostituita nel VI° Reparto, che dal 1° luglio del 2004, a seguito dei rischi connessi al terrorismo internazionale, è incaricato di gestire l’adeguamento alle norme internazionali inerenti la security sulle navi e nei porti italiani.

Nel 1998 il Comando Generale delle Capitanerie assume anche la funzione di Centro Nazionale Controllo Pesca, attuando le direttive del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, per la tutela delle risorse ittiche nazionali.

Il 1998 vede ulteriormente crescere i mezzi aeronavali del Corpo, tra i quali gli ATR42, fiore all’occhiello della componente aerea della Guardia Costiera, utilissimo nella lotta all’inquinamento come dimostra il suo recente impiego durante il disastro ambientale dell’Haven.

Nel 2001 si avvia la realizzazione della prima tranche del VTS (Vessel Traffic Service - sistema nazionale di controllo del traffico marittimo), sistema satellitare integrato previsto dalla legge 7 marzo n°51 “Disposizioni per la prevenzione dell’inquinamento derivante dal trasporto marittimo di idrocarburi e per il controllo del traffico marittimo”.

Nel 2002 la collaborazione, nella difesa dell’ambiente marino, tra Minambiente e Guardia Costiera, iniziata nell’82 con la Difesa del Mare, si concretizza con la creazione del RAM (Reparto Ambientale Marino) presso il Ministero dell’Ambiente.

Oggi il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera con 10.800 uomini, mezzi navali e aerei e 300 sedi periferiche, capillarmente disposti lungo le coste nazionali, può essere definito, per ampiezza e varietà dei compiti inerenti tutte le attività marittime, un vero e proprio sportello unico per l’utenza del mare. Le sue competenze attuali sono il frutto, ancora in evoluzione, della storia che abbiamo brevemente ripercorso: la ricerca ed il soccorso in mare (SAR) costituiscono l’impegno primario, che si estende ben oltre le acque territoriali, comprendendo più di 500 mila km di mare. Le operazioni sono coordinate dalla Centrale Operativa del Comando Generale quale IMRCC e da altri 13 centri secondari MRSC presso le Direzioni Marittime.

Vi sono, poi, le competenze tecniche ed amministrative in materia di sicurezza della navigazione, sia intesa come safety che come security, con controlli ispettivi tesi a far rispettare le norme internazionali. Rilevanti le attività di controllo sulla filiera del pescato, l’attività amministrativa svolta dagli uffici periferici che, annualmente, produce più di un milione e mezzo di pratiche e quella di ausilio a chi va per mare per diporto. Quest’ultima si articola in prevenzione, informazione e controllo, tesi – specie nella stagione estiva – a garantire ai diportisti e ai bagnanti vacanze più sicure. Di pari importanza sono il monitoraggio costante del traffico marittimo, svolto attraverso il VTS (Vessel Traffic Service), per ridurre i rischi della navigazione e la tutela dell’ambiente marino svolta dal Reparto Ambientale Marino (RAM) posto alle dirette dipendenze del Ministero dell’Ambiente.